NICOLAS DENINO

LIQUID PROJECT

Il nodo centrale della ricerca dell’artista si sviluppa a partire da un flusso di energia di colore blu che si concretizza in diverse forme, oscillando da un livello bidimensionale a quello tridimensionale e viceversa, dalle superfici di fogli trasparenti e pagine di libri antichi fino a concrezioni scultoree in grado di rivestire oggetti e di invadere lo spazio. Quest’oscillazione rispecchia la mobilità e la fluidità di un’energia dinamica, il blu è un colore freddo ma nella versione che ne da l’artista richiama la forza di un’energia spirituale che scorre sulle cose, sopra le cose e che ci avvolge. È la profondità di un mondo interiore che dirompe e si impone allo sguardo, l’invisibile si rende visibile. Le sue forme blu – come monadi, entità autonome, elementi che cercano o fuggono il dialogo seguendo processi aleatori – non fanno altro che disegnare un paesaggio interiore dove possiamo osservarci di riflesso per scoprire le nostre fragilità, ma anche la nostra potenziale forza. Il riferimento più forte che l’artista sente è alla società liquida di Zygmunt Bauman, una società che vive una crisi profonda dettata dallo sfrenato individualismo e dalla mancanza di un senso di comunità. Le forme fluttuano nello spazio senza entrare in relazione le une con le altri, come individui che non sono in grado di intessere relazioni e legami. Ad esempio nell’installazione ambientale Liquid Project (in questi scatti allestita presso Firenze  2020) vediamo questi elementi assumere le forme di grandi bolle blu, dei dischi realizzati con dei legni circolari ricoperti di stucco e pigmenti blu per restituire una materia brulicante, una materia che brucia in sé stessa, senza cercare un dialogo verso il mondo esterno.

Francesca Pagliuca